[Un blog qualunque...]

Sì, questo è un blog... C'è altro da dire? Insomma, ogni tanto ci scrivo qualche cazzata, come fanno tutti. Oh, non v'offendete, eh!

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Il Manifesto del Blog Qualunque

Sezione I, dove dico quello che farò

  1. Scriverò cazzate.
  2. Scriverò per il gusto di scrivere.
  3. Scriverò qualcosina ogni tanto della mia vita.
  4. Scriverò qualcosina ogni tanto di musica.
  5. Scriverò qualcosina ogni tanto di cinema.
  6. Scriverò qualcosina ogni tanto che sento o leggo da qualche parte e mi colpisce.
  7. Scriverò qualcosina ogni tanto che mi salta in mente, e la mia mente è strana a volte.
  8. Scriverò qualcosina ogni tanto.
  9. Scriv... cioè, pubblicherò delle foto ogni tanto.

Sezione II, dove dico quello che non farò

  1. Non scriverò di politica.
  2. Non scriverò tutto sulla mia vita, che il mistero non guasta.
  3. Non scriverò sempre la verità solo la verità nient'altro che la verità, ma quasi sempre sì.
  4. Non scriverò insulti gratuiti, se non per fare il buffone, insultando dunque più me stesso.
  5. Non scriverò di calcio. MAI.
  6. Non manterrò stretta fede a questo manifesto.

Sezione III, dove mi paro il culo

  1. Dubito che posterò in modo regolare, forse che sì, forse che no.
  2. Dubito che sarà un blog interessante, forse che sì, forse che no.
  3. Dubito che andrò molto in giro a leggere i blog degli altri, non ho tempo, forse che sì, forse che no.
  4. Dubito che approfondirò argomenti, non ho tempo, forse che sì forse che no.
  5. Dubito di essere sincero quando dico che non ho tempo, forse che sì, forse che no.
 
giovedì, ottobre 30, 2003

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Wow. Che traguardo. Vado a mangiare, va.


parola di parttimeblogger a 13:56 | link | commenti |

lunedì, ottobre 27, 2003

Il dubbio. Quasi tutto intorno a noi, nei discorsi delle persone, nelle lezioni all'università, in quello che passa la televisione, quasi tutto tenta in qualche modo di toglierci i dubbi, dare certezze o comunque sminuire le incertezze. Avete presente quando uno dice, riguardo a una certa cosa: ho i miei dubbi? Di solito è una bugia. Vuol dire credo non sia vero, o anzi, più direttamente e meno modestamente non è vero. È questo quello che si vuole dire. Si cerca la certezza, è rassicurante. E da questo non si scappa. Alla fin fine tutti sono alla ricerca di certezze. Altro che RAS.

Ovviamente già scrivendo così cado nel tranello della certezza. Ho appena descritto una mia certezza, una lente attraverso cui guardare il mondo, un occhiale che, al contrario di quello dell'ottico spacciatore di lenti per improvvisare occhi contenti di De André, non fa esplodere il mondo nelle sue potenzialità allucinogene ma non fa altro che improvvisare una mente contenta nel veder geometrizzare i fenomeni che la bombardano dal fuori. Una certezza, insomma.

Dov'è il problema? Si potrebbe dire che le certezze sono pericolose come un edificio di puro marmo in un terremoto. Le certezze sono palazzi: possono durare in eterno, certo, o anche, se va bene, essere smantellati senza impatto sull'ambiente. Oppure accade che la terra trema, e lì sono cazzi, perché il più delle volte l'architetto non ha seguito nemmeno la più banale delle tecniche anti-sismiche. Ma questo raramente impedirà di continuare a costruire...

He. Come volevasi dimostrare. È bello scrivere così, sicuri di sé, trasudando imperativamente la presupponenza di verità, mimando una vittoriosa assenza di dubbi. In verità, in verità vi dico, io mi tengo stretti i miei dubbi. Sarà che ci sono affezionato, sarà che ho paura delle macerie delle certezze, sarà non sono forte abbastanza per essere sicuro, sarà che sono forte abbastanza per essere insicuro, non lo so. Ma non lo so è una mia risposta standard a molte, molte domande. È vero: il dubbio investe gran parte di ciò che vedo faccio sento, anche gran parte di me stesso, semplicemente convivo con me stesso pur non conoscendomi a fondo. Forse è vigliaccheria, non voler scavare a fondo per comprendere la vera essenza di me stesso e roba del genere. Il forse con cui ho iniziato la frase or ora conclusa è sincero. Forse. Può darsi veramente che sia così. O forse no. Forse il dubbio è solo superficiale, mentre dentro di me si staglia un folto intreccio di certezze che sorreggono la struttura della mia mente. Quasi sicuramente. Forse certezze e dubbi si completano a vicenda. Forse. In ogni caso, modificando una citazione, ancora una volta, da De André, direi che non so le regole del gioco, senza il mio dubbio mi fido poco. Un po' come il parmigiano. Metto il dubbio dappertutto. Non so. Sarebbe un'adeguata epigrafe per me. (e grattiamoci gli ammennicoli)

E perché scrivo questo? Perché ovviamente abbondano più le eccezioni che le regole. Ci sono momenti in cui i dubbi scompaiono. Percepiscono che al momento non sono graditi, i dubbi intendo. E si eclissano dietro le quinte, pazientemente aspettando il momento di risaltare fuori. Sanno che stare dietro le quinte mette in pericolo la loro stessa esistenza, ma accettano di buon grado il loro eventuale fato. Alla fin fine stanno buoni buoni i dubbi. scorrazzano di qua e di là, ma mica sporcano. Sono educati i dubbi. Sì sì. (ehm, mi sto lasciando prendere la mano dalla personificazione...)

Dicevo: i dubbi che scompaiono. E le azioni prendono un fare naturale e scontato. Puoi essere triste, o felice, ma sei sicuro. Oggi è stato uno di questi momenti. Niente dubbi, solo amore. Se mi ricorderò di questi momenti, se li terrò a mente, il futuro non può riserbare rimorsi.

Certezza rassicurante, ve'?

parola di parttimeblogger a 01:34 | link | commenti (4) |

mercoledì, ottobre 22, 2003

Shh, non ditelo a nessuno, ma ho di nuovo saltato la lezione del mercoledì mattina...

parola di parttimeblogger a 09:57 | link | commenti (3) |

lunedì, ottobre 20, 2003

Oggi non ho università. È la prima volta che, senza l'intervento di un'eccezionale interruzione di tutte le attività didattiche, ho un giorno senza alcuna lezione. Una doppia domenica insomma.

Il mio orario regolare prevede per il lunedì un'unica lezione. È un corso particolare: si tratta di Logica del primo ordine, comune a matematica, filosofia e linguistica. È la prima volta che seguo un corso non esclusivamente di matematica, e devo dire che fa strano. Intanto l'ambiente è la facoltà di lettere e filosofia. Più affollato. E in ogni caso nuovo. Voglio dire: noi di matematica abbiamo i nostri soggetti strani (tra cui in un impeto di presunzione mi prendo il gusto di annoverarmi), ma ci siamo più o meno abituati. Filosofia è un nuovo ambiente, potenzialmente fertile in quanto a tipi particolari... almeno penso. L'ultima volta che sono entrato a lezione di logica, in uscita dalla lezione precedente (storia della filosofia, mi pare) tre persone hanno colpito i miei recettori cerebrali. Prima: una ragazza, magra, capelli tirati in due trecce simmetriche, occhiali dalla montatura geometrica e viola, appunti e libri diligentemente abbracciati al petto. Parla con una collega (scommetterei sia decisamente più una collega che un'amica), il suo tono preciso e conciso, l'argomento un qualche libro di o su un filosofo tedesco non ricordo quale, forse Heidegger. Non ho sentito una singola parola uscire dalle labbra dell'interlocutrice... Secondo: un giovanotto dall'aria decisamente scafata. Occhiali da sole (l'aula è illuminata artificialmente), volto sbarbato, capelli corti ingelatinati. Percepisco uno sguardo annoiato dietro le scure lenti. Il particolare che mi colpisce di più è la camicia blu, con le sue maniche tirate al gomito e, soprattutto, i bottoni slacciati fino all'addome, a rivelare un paio di glabri pettorali. Mah. Terzo: un ragazzo ben piazzato, vestito con giacca elegante scura su maglietta scura senza cravatta, capelli lisci biondi lunghi e tanti, un aspetto tutto sommato leonino. L'impressione di una persona che sarebbe bello conoscere.

Ma si tratta di copertine, chissà i libri poi come sono...

Logica... le lezioni procedono lente, perché il professore si dileggia funambolicamente nel fornire i tre diversi punti di vista (matematicofilosoficolinguistico) di ogni singolo argomento. Tralasciando poi i casini legati all'assaegnazione dei crediti, tutta quella roba dovuta alla riforma. In pratica seguono insieme la lezione persone che devono prendere 2, 4, 5, 6, e 8 crediti, per cui ci sono programmi diversi e cazzi vari. Detto questo, dicevo, fa strano seguire questo corso, e in fondo non è affatto male.

Ma tutto ciò da cosa è partito... un attimo che scrollo la pagina in alto (titillando la rotella del mouse direbbe lo Scrittore)... oh sì: oggi niente lezione. Il docente ha questo pesante obbligo di rappresentare l'università in Egitto, Il Cairo. Saranno veramente giorni di duro lavoro per lui... eh bè. Figuriamoci. L'ha ammesso lui stesso che sarà anche una bella vacanza.

Beato lui, altro che madre Teresa.

parola di parttimeblogger a 13:30 | link | commenti (2) |

giovedì, ottobre 16, 2003

Probabilmente a molti il seguente consiglio non ervirà a nulla, in quanto avranno già deciso in tal senso. La Leggenda degli Uomini Straordinari: non andate a vederlo!

Che schifo. Il brutto poi è che non è neanche così tanto schifoso da essere ridicolo, e almeno ti fai quattro risate. Per dire: io credo sinceramente che Street Fighter e Mortal Kombat: Distruzione Totale siano imperdibili per quanto sono cretini, per quanto sono proprio il fondo marcio del barile della cinematografia. LLDUS purtoppo è una merda, ma non raggiunge i livelli di merda da continua comicità inconsapevole. Sta lì lì però.

Un saluto da uno spettatore part time. Ciaccià!

parola di parttimeblogger a 12:12 | link | commenti (2) |

mercoledì, ottobre 15, 2003

Benvenuti, benvenuti signori, al consueto appuntamento settimanale con il nostro programma, "Bigia l'Università". Ma passiamo direttamente a presentare gli ospiti di questa splendida mattinata.

Abbiamo qui con noi... l'altro me!
Ciao!

clap clap clap clap clap

... il commentatore acido!
(ma vaff-biip-o, acido ci sarai te, cretino )
clap clap clap clap clap

... lo Scrittore!
Lo Scrittore sollevò lo sguardo nel sentirsi chiamato, ed accennò un timido saluto col capo.
clap clap clap clap clap

... e ancora, la sintassi!
- Io ringrazio tutti voi.

... l'html!
<font size=3><i>Grazie, grazie</i></font>

... i rappresentanti della WWYS!
Uomo alto: Salve.
Uomo basso: Buongiorno.


... il vecchio John!
- Erh, shalve, shalve!

... l'inflazione!
Sono commossa, mi sento grande!

... mia madre!
Paulooo!

... Matthew Bellamy dei Muse!
Hi everybody! I'm feeling good!

... le formiche sul nastro di Moebius!
Ciaooo!

... el niño!
*swoosh*

... Gengis Khan!
Muhuhhuhahaha!

... Sherekhan!
Ruarrr!

... l'algoritmo dei quadrati successivi!
Buongiorno buongiorno.

... il denaro!
Salve, spero siate felici di avermi qui.

... Bossi!
Ciao! Son gagliardo!

... il colonnello Kurtz!
L'orrore...l'orrore!

... e infine, l'ospite d'onore: la mia dignità!

...

Ehm, scusate, pare ci sia un problema...
Ma dove cazzo è finita?
Hehe, questo è il bello della diretta!
Trovatemela, trovatemene una qualsiasi cazzo... come non si trova...
E allora, show must go on!































































parola di parttimeblogger a 10:34 | link | commenti (2) |

martedì, ottobre 14, 2003

Ow. Mal di testa. Per fortuna non forte. E visto che non c'è nessun buon capufficio che mi lancia con fare amichevole e quasi materno una confezione di Moment 2000 (veramente il ritratto del tipico capufficio, ve'?), mi debbo accontentare di una classica aspirina. Incrocio le dita...però è molro piùdiffixxile scerivere così...

Insomma, che dire. Nulla. Per cui: ciao! Preferisco sdraiarmi che stare qui a sparare cazzate. Per una volta ve lo risparmio.

...

Cazzo, a pensarci bene neanche posso sdraiarmi, devo assolutamente fare della roba per l'università... Acc'...

parola di parttimeblogger a 18:23 | link | commenti (2) |

venerdì, ottobre 10, 2003

Da Cantiecontrocantincantina, dei Ratti Della Sabina:

SONATINA

Verrà la primavera e avrà i tuoi occhi amore,
verrà la primavera e avrà i tuoi occhi.
Saranno cento giorni di pace e sole,
la luna splenderà per cento notti.
Verranno i suonatori a cantare una canzone
alle rondini che tornano da lontano,
saranno i suonatori a cantare la canzone
che caccerà la malasorte via lontano.

Un fiore di campo ti regalerò
e tu lo metterai fra i tuoi capelli,
mi donerai un sorriso e anch'io sorriderò,
carezzerò le guance ed i tuoi fianchi belli.
Avremo fiabe nuove da imparare e da insegnare
giocando con la musica e i colori,
avremo fiabe nuove da imparare e da inventare
e se vorrai le inventeremo insieme amore.

Benvenuta alla mia porta, benvenuta primavera
che regali gioia ai volti della gente
e giochi coi bambini sulle rive dei tuoi giorni,
ti chiedo un favore a tutta voce,
di passare molto, ma molto lentamente.

Adesso alla mia bella voglio dare un bacio,
io darò un bacio a te che sei la bella mia
e un calice di vino offriremo alla fortuna
che ci accompagnerà fedele per la via.
Alle stelle stanotte voglio dire una poesia
che leggerò nel fondo dei tuoi occhi,
le stelle stanotte scriveranno una poesia
e si rispecchieranno splendenti nei tuoi occhi.

E sognerò per te un giorno di festa che è Maggio,
io sognerò per te un giorno di festa
in cui faremo danze, in cui faremo all'amore
e cacceremo il buio e la tempesta.
E se verrà l'inverno col freddo e la neve
sulle ali di quel sogno ce ne andremo insieme,
se verrà la pioggia col freddo e la neve
sulle ali di quel sogno ce ne andremo insieme.

Per una volta, darò una concessione al mio futuro (al nostro futuro):
gli concederò di pensarlo bello almeno fino a primavera...

E l'autunno e l'inverno stessi saranno le ali del sogno!


































parola di parttimeblogger a 19:47 | link | commenti (2) |

mercoledì, ottobre 08, 2003

Buongiorno
Buongiorno... chi sei?
Sono te.
Ah. E perché mi parli se sei me?
Err... non saprei. Forse perché sei tu a volerlo.
Ma se sono io a volerlo, visto che te sei me, sei anche tu a volerlo... o no?
Bè... sì. Vuol dire che siamo in due a volerlo.
Siamo in uno vorrai dire.
Whatever.
Bene. Che vogliamo fare?
Parlami un po' di te.
... Ma sei scemo? È inutile.
In caso se sono scemo io lo sei anche tu, quindi non insultare.
Mi insulto quanto cazzo mi pare.
E comunque io ho fatto la mia proposta. Se non vogliamo stare qui a girarci i pollici a vicenda vedi un po' di dire tu cosa vuoi fare.
Quello che vuoi fare tu, no?
Il sarcasmo non ti condurrà lontano.
Senti, ci siamo scambiati poche battute e già mi stai sul cazzo.
Si vede che ho raggiunto il mio scopo. Farti stare sulle palle a te stesso.
He. Non credo proprio.
Ah, no? Devo essere ancora più fastidioso?
In fondo mi fai sorridere. Cioè, mi faccio sorridere. Insomma...
Riuscirò a farmi odiare. Alla prima cazzata che faccio vedrai come non ti sopporterai.
Di cazzate ne hai fatte...
Sempre a scaricare la colpa, eh?
Dicevo, di cazzate ne abbiamo fatte, ma difficile che arrivato qui proprio non ti sopporti.
No, eh?
Al massimo ti do un paio di ceffoni, e poi amici come prima.
Amici? Quando?
E dai, ammettilo!
Senti, parliamo da poco ma già mi stai sulle palle.
Hahaha. Fantastico.
Fottiti.
Perché dovrei fotterti? Non sei il mio tipo.
Oh che simpatico umorista.
Uh? Zitto, arriva qualcuno... nasconditi, che potrebbe pensare male.
Oh bè, a mai più rivederci.
Lo sai che ci rivedremo. Non possiamo fare a meno l'uno dell'altro.
Come sei romantico...
Aaah, fottiti!
Scappo.

parola di parttimeblogger a 10:21 | link | commenti (3) |

martedì, ottobre 07, 2003

Ehilà!

In attesa che la lezione di Teoria dei Numeri, secondo modulo, inizi (41 minuti all'inizio della lezione), sono ancora qui a scialacquare il mio tempo (e anche un po' del vostro). Per completare l'iter di conseguimento della laurea, oggi ho fatto la prova di inglese scientifico: nello studio del professore, mi presenta un libro e mi dice di tradurre una frase. La frase era una cazzata da tradurre, e certamente non era necessario aver fatto tre anni di matematica per comprenderne il significato. Praticamente era una frase sugli intenti del libro... Ci sono un po' rimasto, ma vabé.

Prossima tappa: conseguimento, 29 ottobre. Pura formalità. Però cazzo mi rode che sia il 29. Il 28 ci sono i Muse in concerto a Firenze, e non me li voglio perdere. A costo di presentarmi alla cerimonietta con delle occhiaie stile panda e i vestiti ancora sudati per la caciara, fracichi modello naufrago del Titanic, con emicrania apocalittica (Apocalypse Please!) per aver guidato durante la notte, voce rauca da posseduto per aver ipotecato le tonsille e l'ugola sulle note di Citizen Erased, Time is running out, Stockholm Syndrome, Muscle Museum, Dead Star, ... bè insomma, tutte le loro, le conosco tutte cazzo, bè a costo di essere inpresentabile ci vado al concerto.

Ci sono delle priorità nella vita.

E il magnum non c'entra nulla.

(21 minuti all'inizio della lezione)

...

Birds flying high, you know how I feel
Sun in the sky, you know how I feel
Reeds drifting on by, you know how I feel
It's a new dawn
It's a new day
It's a new life for me
And I'm feeling good!

Fish in the sea, you know how I feel
River running free, you know how I feel
Blossom in the tree, you know how I feel
It's a new day
It's a new life for me
And I'm feeling good!

Dragonfly out in the sun, you know what I mean, don't you know
Butterflies all having fun, you know what I mean
Sleep in peace, when the day is done
And this old world
Is a new world
And a bold world
For me!

Stars when you shine, you know how I feel
Scent of the pine, you know how I feel
Yeah, freedom is mine, and you know how I feel
It's a new dawn
It's a new day
It's a new life for me
And I'm feeling good!

Fantastica l'interpretazione di questo classico da parte del simpatico sopraccitato gruppo. Ecco, questa canzone riassume un po' come mi sento in questo periodo della mia vita...

Bè, mi sono un po' rotto di scrivere in html (come altre volte, niente wysiwyg, il mio account linux non lo permette...) per cui saluto tutti, mele e frutti.

(4 minuti dall'inizio della lezione... sì lo so, ci ho messo tanto, ma mi hanno interrotto, e il testo di Feeling Good l'ho riscritto da memoria, niente copia&incolla... bè, ciao sul serio!)
























parola di parttimeblogger a 15:01 | link | commenti (3) |

domenica, ottobre 05, 2003

- Chi è?
Resi curvilinei dalla lente dello spioncino due uomini in giacca e cravatta attendevano fuori dalla porta. Uno alto e uno basso. Un sospiro di sollievo accompagnò la constatazione che no, non erano testimoni di Jehovah.
Uomo alto: - Buongiorno, siamo della WWYS. (detto all'inglese: dàbliu dàbliu uaiès)
Uomo basso: - Vorremmo sottoporle una proposta allettante.
Silenzio.

Ora, in una situazione normale avrei bofonchiato qualche scusa campata per aria e li avrei lasciati a completare il giro del condominio come certamente stavano facendo. Però... però quella sigla, doppiavvù doppiavvù ipsilon esse, mi rimbalzava per la testa cercando un simulacro di sé, un ricordo che la riguardasse, perché sì, doveva esserci da qualche parte nel cervello. Si trattava solo di iniziare a scoprire un po' di carte, come in una partita di memory, fino a trovare il doppione, perso nel labirintico dedalo di neuroni. Ma la partita sarebbe potuta durare a lungo, per cui nel frattempo avrei condotto una ricerca parallela interrogando quei due biznizmen là fuori.

- Dabliu dabliu uai es? - chiesi senza aprire - Di che trattate?
Uomo alto: - Se ci fa entrare le potremo mostrare l'opuscolo della nostra società.
Uomo basso: - Comunque ci risulta che lei si è già messo in contatto con noi una volta.
Silenzio.

La partita a memory riprese più frenetica. Ma come ogni partita a memory, nel diventare più frenetica diviene anche più caotica, si vanno a scoprire carte già controllate poche mosse prima, non si ricorda più nulla.
Aprii la porta e li salutai con un buongiorno, per poi farli accomodare in salone. Tutti e tre seduti intorno a un tavolo. Erano buffi: sembravano l'uno la copia in piccolo dell'altro, come se un fantomatico creatore durante la progettazione si fosse divertito con un pantografo. Stessi baffetti, stesse grinzette a zampa di gallina agli angoli esterni degli occhi, stessa fossetta sul mento. Solo che in proporzione diversa. L'uomo alto poggiò sopra il lucido legno del tavolo una borsa da cui poi estrasse una sorta di fascicolo.
Uomo alto: - Innanzitutto le anticipiamo le scuse nel caso si tratti di un errore.
Uomo basso: - Ci risulta che lei ha compilato un questionario sul nostro sito.
Uomo alto: - E visto che i risultati ci sono sembrati molto interessanti...
Uomo basso: - ...abbiamo deciso di farle un'offerta.
Uomo alto: - Sta a lei accettare o rifiutare, ma le sembrerà quantomeno allettante come proposta.
Silenzio.

Mi sembrava di partecipare a un match di tennis, il collo a seguire il mio sguardo, una pallina rimbalzata dalle loro parole. Destra, sinistra, destra, sinistra. Un altro tipo di partita, quella a memory nel mio cervello, continuava a non dare frutti. Non riuscivo a trovare quella carta da nessuna parte, nonostante i nuovi indizi.
- Quale sito? - volli chiedere. E chiesi.
Uomo basso: - Questo.
Detto questo fece scorrere dal fascicolo verso di me in un unico fluido movimento rototraslaorio un foglio. In cima troneggiava il logo della compagnia: un triangolo circoscritto a un ellisse con una stella dentro, accanto alla già conosciuta sigla WWYS, marchio registrato. Sotto, il significato della sigla nonché nome della società: We Want Your Soul. Alla terza riga, puntato dall'indice dell'uomo basso, l'indirizzo:
www.wewantyoursoul.com. Un'occhiata veloce al sotto percepiva una serie di sviolinate sulle grandi opportunità e offerte che la compagnia aveva da proporre.

We Want Your Soul. La carta aveva trovato il suo doppione. Mi ero imbattuto in questo sito durante una delle mie notturne peregrinazioni internaute. Sì, c'era un questionario che serviva a valutare il valore in sonanti sterline inglesi dell'anima.
Uomo alto: - Siamo molto interessati alla sua anima.
Uomo basso: - Possiamo offrirle un rendita annuale di tutto rispetto.
Silenzio.

Uomo alto: - Ecco, a questa domanda nel questionario lei ha risposto di non essere praticante.
Uomo basso: - Lei crede in Dio?
- Err... io sono agnostico. - Un modo come un altro per dire pressapoco "che cazzo ne so io?"
Uomo alto: - E allora, può rinunciare a questa insicurezza...
Uomo basso: - ...e virare sulla ben più solida sicurezza di una vita agiata.
Uomo alto: - I nostri studi ci segnalano che solo il quindici per cento della popolazione mondiale ha un'anima misurabilmente più pura della sua.
Provavo a non prenderlo come un insulto.
Uomo basso: - Lei capisce che questo le dà il vantaggio di una buona valutazione della sua anima.
Uomo alto: - Quarantaseimila seicentoventitré sterline all'anno per la precisione.
Uomo basso: - Pari a sessantaseimila novecentosessantotto euro.
Set point.
- Ma... cosa comporta la vendita della mia anima?
Uomo alto: - Oh, nulla di insormontabile.
Uomo basso: - Vede, lei potrà godere dei soldi frutto di questo accordo in qualunque modo lei ritenga piacevole.
Uomo alto: - Ma dovrà rinunciare a ciò che in qualche modo afferma la presenza di un'anima.
Uomo basso: - Lei ammira spesso il cielo, vero?
Le nuvole spesso offrono spettacoli mozzafiato.
- Bè, sì...
Uomo alto: - Senza anima non lo farà più, e nemmeno tramonti, viste panoramiche, spettacoli della natura e via dicendo.
Oh, bé, poco male, cosa c'è mai poi di interessante in queste cose...
Uomo basso: - Filosofeggiare tra sé e sé sui massimi sistemi, non potrà farlo.
In fondo non accade così spesso.
Uomo alto: - Anche ridere senza alcun motivo.
Bè, è una cosa stupida, ci si può rinunciare.
Uomo basso: - Perderà gran parte dell'ironia e del senso dell'umorismo.
Servono solo nei momenti di noia, no? E coi soldi quando ci sono momenti di noia?
Uomo alto: - In compenso non sarà più moralmente toccato dalle ingiustizie subite dagli altri, solo da quelle che toccano proprio lei.
Perché preoccuparsi degli altri?
Uomo basso: - Non proverà più empatia verso gli altri.
Buono, perché soffrire se gli altri soffrono?
Uomo alto: - E poi tante altre cose, tutte scritte qui, in allegato al contratto.
Il fascicolo produsse una nutrita risma di fogli stampati. Rapida occhiata, inventariate lì le manifestazioni dell'anima di un uomo. O animo, come veniva debitamente precisato all'inizio del contratto, nell'onnipresente sezione delle definizioni. Anima o animo, a scelta del cliente.
Uomo basso: - Tra le altre cose, sappiamo che lei tiene un blog.
Uomo alto: - Ovviamente non le imponiamo la sua chiusura...
Uomo basso: - ...ma certo non saprà più che scriverci una volta che avrà rinunciato alla sua anima.
E chissene.
Uomo alto, con tono di chi dice un'ovvietà: - E ovviamente non amerà più.
Ovvio. Ma amore non è forse sofferenza? È meglio rinunciarvi, no? No?
Silenzio.

- Ci devo pensare. Caffé?
Uomo basso: - Volentieri.
Uomo alto: - Con piacere.
Deambulazione in cucina, poi la macchinetta venne riempita di acqua e caffè macinato. Polvere nera. Mi faceva pensare a una bomba. Nel silenzio aspettammo. I due simili sembravano fissare la fiammella blu metano sotto all'ordigno. Pochi minuti e il gorgoglìo annunciò che era tempo di disinnescare.
- Zucchero?
Uomo basso: - Niente grazie.
Uomo alto: - Neanche a me, grazie.
Per me due cucchiaini. Sorseggiavamo pensosi, intenti a osservarci l'un l'altro. O meglio, l'un gli altri due. Poi loro trangugiarono d'un fiato, mentre io arrivai lentamente al fondo, per poi guardare lo zucchero imbrunito rimasto insoluto. Accostai la tazzina alle labbra, gettai la testa all'indietro. Con struggente lentezza lo sciroppo si fece strada dalla ceramica alla mucosa, avidamente tastato dalla punta della lingua; la punta, dove staziona l'avanguardia dell'esercito delle papille, specializzata nel saggiare la dolcezza degli invasori, sentinelle pronte a giudicare e gridare "nemico" o "amico". Poggiai la tazzina sul tavolo, ancora sotto stretta osservazione dei due biznizmen. Inspirai profondamente e parlai.

- Andate al diavolo.

I due si volsero l'un verso l'altro, scambiandosi un divertito sguardo di intesa, come se avessi prodotto una battuta che potevano capire solo loro. Poi si voltarono nuovamente verso di me.
Uomo alto: - Suppongo dunque lei non sia interessato al momento.
Uomo basso: - Se cambia idea può sempre ricompilare il questionario.
Uomo alto: - Tra l'altro questo rifiuto potrebbe aver fatto salire la sua quotazione.
Silenzio.

Silenzio che durò fino alla loro uscita dall'uscio di casa, gentilmente ma decisamente da me accompagnati. Non li rividi mai più.






































































parola di parttimeblogger a 13:23 | link | commenti (2) |

Bene, bene. E ora? Sabato notte, appena rientrato da una serata al pub, stanco morto (meglio che morto stanco, direi), che ci faccio qui davanti allo schermo? Cosa vado cercando qui? Nulla, pare, e il letto accanto a me è estremamente invitante, ma qualcosa, qualcosa mi trattiene qui... Una musa insolente, forse, che mi vuole costringere a scrivere, scrivere quello che mi piroetta per la capoccia. Ma cosa mi piroetta per la capoccia ora? (ehi, senti, se non lo sai te ritirati e non ci impestare più con le tue baggianate )

Non so, potrei scrivere di libertà di un blog. C'è una certa persona che sul tema si sta dibattendo. Vorrebbe chiudere il suo blog, a me sembra un peccato. Chiunque passi di qui butti un occhio (sploch... no cazzo, intendevo in senso figurato!) (oh che battuta, mi sto scompisciando, l'ippica però ti sarebbe più appropriata )

Ma come dicevo, sono stanco morto (che rimane ancora meglio di morto stanco, ribadisco), e il vacuo attanaglia il mio misero encefalo. Oh, crudele destino, hai dato a Parttimeblogger un blog, ma non la continua ispirazione! Oh me tapino! E scrivo aria, parole i cui byte rimarranno rinchiusi in un archivio per anni, per quale scopo? Nessuno. Per cui passo e chiudo. Non prima di snocciolare il pensiero della giornata, pensiero di una profondità sconcertante. Credetemi. No, veramente, credetemi.

"La vita è come la birra. Finisce."

Parttimeblogger, ridendo, prima dell'ultimo sorso alla sua Weiss

Wow, che filosofo, eh? Mi dovrebbero dare la laurea honoris causa. (insieme a un cerotto per la bocca, sì ) E chiudo qui questo post di cui nessuno me compreso sentiva il bisogno. Buonanotte, e scappo che ho un appuntamento con Morfeo. Ci rimango sempre male quando arrivo in ritardo...

Qualcuno mi abbatta. Non riesco a staccarmi...
- Questo stenderebbe un elefante...
zzZYT
Grazie........




parola di parttimeblogger a 02:08 | link | commenti (3) |

giovedì, ottobre 02, 2003

"Falling down
Now the world is upside down,yeah...
I’m heading straight for the clouds"

Muse, Falling Down, dall'album Showbiz

Cadendo giù, ora il mondo è sottosopra, sto andando dritto alle nuvole... Trovo questa strofa molto carina. Onirica, surreale, inaspettata. Sto cadendo, ma siccome il mondo è sottosopra, in realtà sto volando alle nuvole. Era una mia fantasia ricorrente: la gravità che si inverte, e tutto che cade inesorabilmente nel cielo. Cadere nel cielo, è un'immagine bella quanto terribile. Ogni volta che l'ho ritrovata da qualche parte mi è saltata alla mente.

Tempo fa girava una pubblicità che si basava su questo concetto... era quella di una macchina mi pare, non ricordo con precisione. Fatto sta che in un pezzo di questa pubblicità c'era un gruppo di ragazzi che giocavano a calcio sulla parte inferiore del ponte (il soffitto?), uno tirava la palla fuori, e un altro stava lì lì per riprenderla ma non ci riusciva, fermandosi proprio sul bordo e guardando dispiaciuto la palla cadere nel cielo. Cadere nel cielo.

Oppure... in uno dei manuali del gioco di ruolo con cui mi diverto, Exalted: si parla di un antico e potentissimo artefatto, l'Occhio di Autocthon. Il potere che dà è enorme, ma tutti quelli che l'hanno usato sono finiti male, col potere dell'oggetto che trova modi strani e originali per ritorcersi contro il detentore. Uno di questi era riuscito a causare seri problemi all'Impero. Ormai marciava sulla capitale con la vittoria in pugno, quando all'improvviso lui e tutte le sue truppe caddero nel cielo. Cadere nel cielo.

Ora scappo, c'è un abbraccio che mi aspetta impaziente.



parola di parttimeblogger a 21:37 | link | commenti (3) |

Parttimeblogger aveva sonno. Maledizione, pensò, il caffè non è servito a nulla. Pochi minuti prima aveva sorseggiato la calda bevanda da un piccolo bicchiere di plastica. Venticinque centesimi, e il distributore di linfa aveva fatto il suo lavoro, salutando il suo cliente con vagiti meccanici.

Aveva provato a stendersi su un prato, cercando il conforto dell'ombrosa erba. Ma il risultato non era stato molto piacevole. Lo zaino era un cuscino piuttosto infame. L'erba stessa ricambiava l'affetto con un'umidità fastidiosa. Di socievoli c'erano solo le zanzare. Di quelle feline e fameliche. E poi l'aria... l'aria era pesante quel giorno, sembrava essere restìa a percorrere quel breve tragitto dal setto nasale ai polmoni, e ancora più infastidita nel cedere il suo prezioso carico di ossigeno ai boccheggianti globuli rossi. Parttimeblogger aveva sonno.

Trascinatosi davanti a uno schermo, ora stava sospingendo il tempo verso la sua prossima lezione. Un assassino. E il tempo è una vittima facile facile, anche se a volte riesce a eludere i propri killer meglio del protagonista di un film. Non questa volta. Questa volta il tempo si faceva ammazzare, senza opporre resistenza alcuna. Parttimeblogger uccideva facendo l'attore: nella sua mente un occhio di bue, proiettato da un anonimo quanto invisibile riflettore, seguiva le sue mosse, sottolineava i suoi passaggi mentali, e soprattutto lo accecava nascondendo la silente e vuota desolazione della platea. Il ruolo era un suo raro hobby, un ruolo in cui spesso nella solitudine si era calato. Parttimeblogger ora era lo Scrittore. Aveva sorriso all'idea, per poi iniziare la recita, con il corsivo a sottolineare l'impostazione. In fondo era facile. Terza persona, passato remoto, qualche metafora, un poco di ripetizioni. Nel frattempo, in basso a destra dello schermo, invisibile se non puntato dagli occhi, un gruppo di cifre continuava inesorabile a scandire i minuti. Il tempo, nonostante lo si uccida in continuazione, ritorna sempre.

Lo Scrittore però sentiva ormai il fiato sul collo. Il passato remoto aveva raggiunto il presente, e si stavano ora azzuffando per avere la supremazia. I congiuntivi e i condizionali stavano a guardare. Lo Scrittore sentiva che stava per morire. La sua fine andava a braccetto con quella della recita. Non voleva morire. Ma la morte giunge per tutti, e così terrorizzato si avviò al termine. Ma in fondo... in fondo sapeva. Tornerò, pensava lo Scrittore, mentre piano piano Parttimeblogger riprendeva il pieno controllo di sé, controllo che in realtà non aveva mai abbandonato. Fu allora che Parttimeblogger salutò la platea e spense le luci. Senza staccarsi dallo schermo, ma ormai pronto a farlo.

parola di parttimeblogger a 15:42 | link | commenti (2) |

Non gliene fregherà niente a nessuno, ma comunque la prova finale è andata bene. Ora corro a mangiare qualcosina. Oh che bello riversare su intenret tante facezie che non interessano a nessuno. Woo hoo!

Ciacciao!

parola di parttimeblogger a 13:11 | link | commenti (1) |

mercoledì, ottobre 01, 2003

Bè, vado a nanna. Domani mattina sveglia presto, pronto per affrontare il boss di primo livello (la laurea si chiama veramente di primo livello...). Non voglio stare troppo qui, quindi vi lascio solo un assaggio di quello che affronterò domani, così, a titolo di esempio... Ecco qua. Buonanotte a tutti, e ci si risente domani. Uaz!

parola di parttimeblogger a 00:46 | link | commenti |