[Un blog qualunque...]

Sì, questo è un blog... C'è altro da dire? Insomma, ogni tanto ci scrivo qualche cazzata, come fanno tutti. Oh, non v'offendete, eh!

Eccomi

Utente: parttimeblogger

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Ultimi Commenti

foetta in Wow, sono ritornato!...

Archivio

oggi
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
settembre 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
settembre 2003

Contatore

visitato *loading* volte

Il Manifesto del Blog Qualunque

Sezione I, dove dico quello che farò

  1. Scriverò cazzate.
  2. Scriverò per il gusto di scrivere.
  3. Scriverò qualcosina ogni tanto della mia vita.
  4. Scriverò qualcosina ogni tanto di musica.
  5. Scriverò qualcosina ogni tanto di cinema.
  6. Scriverò qualcosina ogni tanto che sento o leggo da qualche parte e mi colpisce.
  7. Scriverò qualcosina ogni tanto che mi salta in mente, e la mia mente è strana a volte.
  8. Scriverò qualcosina ogni tanto.
  9. Scriv... cioè, pubblicherò delle foto ogni tanto.

Sezione II, dove dico quello che non farò

  1. Non scriverò di politica.
  2. Non scriverò tutto sulla mia vita, che il mistero non guasta.
  3. Non scriverò sempre la verità solo la verità nient'altro che la verità, ma quasi sempre sì.
  4. Non scriverò insulti gratuiti, se non per fare il buffone, insultando dunque più me stesso.
  5. Non scriverò di calcio. MAI.
  6. Non manterrò stretta fede a questo manifesto.

Sezione III, dove mi paro il culo

  1. Dubito che posterò in modo regolare, forse che sì, forse che no.
  2. Dubito che sarà un blog interessante, forse che sì, forse che no.
  3. Dubito che andrò molto in giro a leggere i blog degli altri, non ho tempo, forse che sì, forse che no.
  4. Dubito che approfondirò argomenti, non ho tempo, forse che sì forse che no.
  5. Dubito di essere sincero quando dico che non ho tempo, forse che sì, forse che no.
 
lunedì, novembre 08, 2004

"Ma dove l'ho messa?", si chiedeva invano, sondando la sua memoria, ma senza risultato alcuno. La stanza era in totale disordine, roba che neanche il niño, i monsoni e gli uragani del Nebraska messi insieme. Diceva che ci stava bene in quel casino, terreno fertile. Sì, certo, terreno fertile per creare confusione nella testa per l'antica legge dell'affinità. "Ma cazzo, doveva essere qui, sulla mensola sopra il computer!" Riguardò, e nel rovistare un peluche, un alce, cadde, rimbalzò sul monitor e poi dietro, nel polveroso labirintico groviglio di fili che reggono la burocrazia energetica e intercomunicativa dell'ordinatéur con tutte le sue periferiche. Non era importante, quel peluche sarebbe rimasto a lungo là, tanto a lungo, e avrebbe passato il tempo ricordando quando stava ancora tra i suoi simili su uno scaffale dell'ikea. Comunque la mensola non teneva ciò che lui cercava. C'erano sopra tante cose, ma non quella che cercava. C'era una stampante che non stampava più, e che non sarebbe mai più tornata a stampare, per cui continuare a chiamarla stampante era un controsenso lessicale. Poi qualche storia, i cui protagonisti si dissero parecchio seccati per il gran trambusto. E ancora il fiocco che tempo prima ornava un fiore passato ormai alla vita successiva dettata dal suo karma: aveva subito con stoica pazienza le vessazioni di taglio e trasporto, per cui ora scorazzava in Cornovaglia sotto forma di topolino di campagna. Sotto il fiocco un fumetto, i cui protagonisti si tenevano altezzosamente a distanza da quelli delle altre storie sulla mensola, senza disegni; era tutta invidia: quelli, con tutte quelle parole, avevano il dono di prendere aspetto con la fatasia del lettore. Comunque il sentimento era reciproco, al fumetto veniva invidiata l'arte in più delle sette che dava loro sostanza. Ma nessuna traccia dell'obiettivo della ricerca. Allora si rivolse al comò. "Ce l'hai tu?" gli chiese. "Mi sa di no" rispose quello monocorde. "Non mi fido." Aprì il primo cassetto. Ricordi, mucchi di ricordi, piccole biglie ammucchiate disordinatamente. Ma belli o brutti? Non capiva, erano opachi di sporcizia. Ne raccolse uno, lo strofinò con la manica della felpa. Era un ricordo bello, gli sollevò un angolo della bocca, ma per i ricordi belli non aveva tempo al momento. Lo ributtò nel mucchio, per poi prenderne un altro. Ripulito si rivelò essere brutto. Ma per i ricordi brutti non aveva tempo ora. Solo notò come erano così attutiti... Ne riprese un altro per curiosità, iniziò a ripulirlo, ma si fermò in tempo capendo che era un ricordo che non voleva ricordare. Scavò tra gli altri e lo posò bene in fondo, per poi sotterrarlo con un frugale funerale. Chiuse il cassetto. Toccò al secondo: vestiti. Buttò tutto all'aria, e tutto il suo stile si ritrovò sperduto in mezzo alla stanza, forma senza sostanza. Comunque nulla. Terzo cassetto. Questo era pieno di lacrime. La maggior parte era vecchia quasi quanto lui, mischiata tutta insieme, senza più memoria delle proprie origini. Ma ce n'erano anche di nuove, che conoscevano le loro origini anche troppo. Qui di certo non l'avrebbe trovata. Richiuse bruscamente con un lieve suono di risacca. Il quarto si apriva su mari e montagne. Chiese loro se l'avessero vista. Risposero di sì, ma tempo addietro, ora non ne vedevano traccia. Chiuse. Dei mari e delle montagne si poteva fidare, loro non mentono mai. Il quinto era vuoto, a parte un singolo granello di polvere.

Niente. Questa gioia di vivere proprio non voleva saltar fuori. Eppure doveva essere lì da qualche parte.

parola di parttimeblogger a 14:27 | link | commenti (3) |