Sì, questo è un blog... C'è altro da dire? Insomma, ogni tanto ci scrivo qualche cazzata, come fanno tutti. Oh, non v'offendete, eh!
+ coniglio cattivo (perfido, direi)
+ De André, un mago della parola
+ eh, a saperlo prima...
+ eh, si sa, i sogni son dei sederi
+ feynman-kac (un ritrovo di cazzari con cui condivido l'uni)
+ gabbonet (sono fiero di essere beone)
+ il menzognero, giornale di punta della controinformazione
+ l'incubo delle ragazzine fuxia con tante kappa
+ la tana di un amico cobra
+ una finestra qualunque...
+ una personalità confusa
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Sezione I, dove dico quello che farò
Sezione II, dove dico quello che non farò
Sezione III, dove mi paro il culo
"Senti, ma tu cos'è che vuoi fare, eh?!" Lui... ho ancora il suo volto impresso a fuoco nella mente, ora che tutto sta per finire. Mi era stato vicino, sin dall'inizio, eppure in quel momento mi si parò davanti, mettendomi le mani sulle braccia come a volermi piantare i piedi bene per terra. Lo guardai con occhi spiazzati. Lui incalzò, il volume della sua voce divenne una volta e mezzo quello precedente. "Lei è morta! Lei non tornerà! Lei non esiste più!" Alla terza esclamazione era arrivato al doppio del tono. Io incassai senza fiatare, come ad aspettare il gong, il fatidico gong che mi togliesse dalla dolorosa apatia del passivo per buttarmi su un angolo a raccogliere i frantumi delle idee. "Io ti ho appoggiato, ma ora non lo vedi che..." mi lasciò andare per poter indicare con un gesto allargato delle braccia ciò che ci circondava, l'universo tutto in pratica, "...che tutto questo sta diventando più grande di noi? Ci sta fagocitando. Tu..." e mi piantò un indice sul petto con tale forza da farmi indietreggiare, "...tu non sei più lo stesso, tu ti stai perdendo. Tutto questo non può che finire male." Una parte di me osservava la scena fuori dal ring, torcendo tra le mani la spugna che poteva togliermi dai guai. Ma non volevo, non potevo mollare. Era come se mi dicessi: ce la posso fare, mister! Lui... lui era il Compare, così da sempre lo chiamavo. Quando tutto questo iniziò, lui era con me. Un'altra epoca. Mi aveva sorriso. Anzi aveva riso, era il suo modo di reagire a molte, tantissime cose. "Vuoi andare fino in fondo a questa faccenda, eh? Hehhe, come sei romantico: non la conosci neppure, eppure vuoi sapere come mai è scomparsa." Pacca sulla spalla. "Una chesta, come quelle di re Artù, di Orlando, del Cid... o anche Don Chisciotte se vogliamo." Altra risata. "E va bene: sarò il tuo Sancho Panza. Chissà, magari potrei risolvere anche la mia, di chesta." Attendeva la mia curiosità, per cui lo accontentai. "E tu cos'è che cerchi o mio fido scudiero?" gli chiesi. Soddisfatto, il Compare frugò nelle sue tasche, e ne tirò fuori una pipa tutta nera. Lo guardavo con crescente curiosità. Lui non fumava. "Questa, ce l'ho da quando sono piccolo. Non ti dirò come l'ho avuta, ma ti dirò a che serve. Questa pipa..." tirò in fuori il petto, "è in grado di esaudire un unico desiderio." Sorrise. Non sapevo che pensare, ma il suo sorriso era contagioso. "E quindi, cos'è che cerchi?" gli domandai, "Non hai tutto ciò che ti serve?" "Eheh, è qui che ti sbagli" disse puntandomi contro il bocchino della pipa a puntualizzare le sue parole. Poi si fece pensoso, volteggiando lo sguardo nell'aria. "È una vita che sto cercando una risposta... e la domanda è:" rivolse i suoi occhi fattisi penetranti dentro i miei, "cos'è che dovrei chiedere? Dovrei chiedermi cos'è meglio desiderare o forse cos'è giusto desiderare? E una volta scelto, quale sarebbe comunque la risposta migliore?" Pausa. Poi tornò a sorridere. "Finché non sarò abbastanza saggio, non butterò via quest'opportunità. Tanto io sono paziente." E reintascò il prezioso cimelio.
Ora la sto accarezzando nella mia tasca, quella pipa, un feticcio che mi fa vorticare la memoria come una centrifuga in testa. Quella volta non mi convinse, non mi convinse a desistere. Tenni duro, il gong suonò, e la partita finì. Chiaramente per certi versi... per molti versi, aveva ragione. Non potevo coinvolgerlo oltre. Non più. Ma lui non mi avrebbe mollato, nonostante tutto, no, non lo avrebbe fatto. Lui era il Compare, il mio scudiero, il mio fido Sancho Panza. E io ero il Don Chisciotte che lo avrebbe portato alla rovina per un mio capriccio... che poi capriccio non è e non era. Ma me ne andai, senza di lui, di nascosto, come un ladro. Sarebbe potuta andare altrimenti? Non so. Il Vecchio aveva previsto tutto, e tutto si era avverato. Ma se solo... Ma se fosse... Ma altrimenti sarebbe successo... Ma... ma... ma... La linea è una sola, i ma sono punti senza dimensione, senza sostanza. Eppure non avrei mai voluto ritrovarlo riverso nel suo stesso sangue, mentre tossiva quello che poteva essere il suo ultimo sorriso. "È un po' che ti cerco..." trattenne il sangue nei polmoni "...che sbadato che sei... ti sei dimenticato di salutarmi... heheh..." e si interruppe per liberarsi la gola imbrattando di rosso il cemento. Lo tenevo tra le braccia, senza sapere che fare, se non provare a trattenergli dentro la vita con la mia mera presenza, con le mie inutili braccia... I suoi occhi parevano veleggiare altrove. Io volevo che sorridesse ancora, sì, anche il giorno dopo, e che dopo un mese ridesse per non so che gli avrebbe detto una piacente ragazza nell'orecchio, e che la prossima volta che avesse bevuto un cocktail ne avrebbe mangiato il limone strizzando quegli occhi per il sapore agro, che potesse ancora correre sotto una pioggia estiva a torso nudo gridando 'singing in the rain' come se fosse una cover punk-rock... ma non sarebbe successo... Mi afferrò un braccio, riuscì ad allentare la stretta dei denti per far uscire queste parole: "Sì! ... ora lo so, ora so che chiedere, lo so!" Mentre il mondo mi si appannava dagli occhi, lo aiutai a trovare la sua pipa. Ma non fece mai in tempo ad accenderla. Non fece in tempo.
La pipa si rigira nervosa nelle mie mani. Ma cos'è che le si potrebbe chiedere? Cosa si dovrebe desiderare?
Cazzo... per poco non mi metto a piangere sul serio...
